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1/7/2004 Corriere della Sera Caso Battisti Stampa E-mail
giovedý 01 luglio 2004

Intervista a Luciano Violante di  Dino Martinaro

 

Il capogruppo dei Ds alla Camera: «In futuro non vedo atti di clemenza generalizzati, la grazia è l'unica strada» Violante: scelta giusta, la gauche ha sbagliato battaglia «E' stata rispettata la legge, ma non gioisco per un uomo condannato all'ergastolo»ROMA - Luciano Violante parla da ex magistrato, da dirigente di quel Partito comunista italiano che prima, durante e dopo gli anni di piombo non ha mai fatto sconti ai terroristi: «Era giusto che Battisti fosse estradato e, quindi, oggi ci troviamo davanti a una decisione condivisibile della magistratura francese». Sul caso Battisti, il Guardasigilli Roberto Castelli dice che la vittoria è tutta del governo italiano. E' così? «Non mi entusiasmo per un uomo che sta per entrare in carcere per restarvi a lungo. Credo che sia stata rispettata la legge. Punto e basta. Esaltarsi per un ergastolo è manifestare uno spirito di vendetta che non condivido. Specie per chi, come il ministro Castelli, è responsabile di un bilancio fallimentare dell'amministrazione della giustizia: primo nella storia di quel ministero è riuscito a ricevere critiche tanto dai magistrati quanto dagli avvocati». A marzo fu lei, con un'intervista al «Corriere», a elogiare il ministro: «Battisti è un assassino e bene fa Castelli a insistere affinché la Francia lo rimandi in Italia». «Siamo in grado di distinguere i pregi e i difetti dei ministri perché non abbiamo preclusioni ideologiche, a differenza dei nostri avversari. Per esempio, oggi (ieri, ndr ) è successa una cosa grave qui alla Camera: quando ha parlato l'opposizione, il ministro della Giustizia si è allontanato dall'Aula, per rientrare quando interveniva la maggioranza. Ma se non ascolta gli argomenti di chi rappresenta almeno metà del Paese, come può pensare di far bene il ministro? Però, ripeto, la richiesta di estradizione di Battisti era giusta ed è un bene che sia stata accolta». Sulla decisione della corte d'Appello di Parigi ha influito, a suo parere, un diverso atteggiamento della sinistra francese? «In un primo momento tutta la sinistra francese si è schierata con Battisti; questo atteggiamento rientra in un certo innamoramento di una parte degli intellettuali francesi per la trasgressione in quanto tale: una sorta di bovarismo dell'intelligenza. Poi ho visto che queste prese di posizione si sono sedate. Oggi dicono che Battisti sia un buon romanziere di gialli; può darsi, non conosco i suoi libri. Comunque, il Battisti scrittore e il Battisti omicida si collocano su piani differenti». Fermo restando il ricorso di Battisti in Cassazione, l'esito della sua estradizione dipende dalla magistratura francese che ha messo da parte la cosiddetta dottrina Mitterrand sui rifugiati politici. Cosa dovrebbe insegnare tutto questo a un governo, come quello italiano, oggi molto diffidente nei confronti degli automatismi del mandato di cattura europeo? «Lo spazio giuridico europeo è essenziale per la cooperazione nella lotta contro ogni forma di criminalità organizzata; ma il ministro Ca stelli, trincerandosi dietro vec c hi ideologismi nazionalistici, si oppone a questa forma di collaborazione. E poi non dobbiamo dimenticare che la Lega è il partito della tortura: per la Lega la tortura si considera tale solo se la violenza è reiterata». Ora quale sarà il destino dei latitanti italiani che hanno scelto la Francia come rifugio? E' pensabile un atto di clemenza generalizzato per chiudere gli anni di piombo? «Non vedo né i presupposti né l'opportunità per un atto di clemenza generalizzato. Se ci sono persone che si sono riabilitate completamente e che non hanno commesso delitti di sangue, o che hanno già scontato pene rilevanti, credo che la grazia sia lo strumento più adatto. Il problema si affronta considerando, caso per caso, la possibilità di concedere la grazia o di ridurre la pena, non con misure generali».

 

 
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