frase_pd

In evidenza


CONTATTI
La Stampa - Sicurezza Stampa E-mail
mercoledý 09 maggio 2007

Nella nostra cultura troppo perdonismo.
La cultura nazionale è intrisa di perdonismo e non considera il principio di responsabilità. Di qui viene anche l'assistenzialismo e il mancato rispetto del merito delle persone. La classe dirigente deve impegnarsi a trasmettere valori di responsabilità e rigore morale.

Onorevole Violante, il capo dello Stato ha richiamato alla necessità di maggior attenzione ai diritti dei detenuti, ma anche a quelli delle vittime. Il tema della sicurezza è sulle prime pagine dei giornali tutti i giorni, e dal punto di vista politico ha portato in Francia alla vittoria Sarkozy, e in Italia ad accuse alla sinistra, che non ha tra i propri valori la legalità...
«Il Presidente ha ragione. Ma andiamo con ordine. La Camera ha approvato da poche settimane una proposta di legge che istituisce la figura del garante dei diritti dei detenuti, e spero che il Senato possa discuterla in tempi brevi».
E i diritti delle vittime?
«Abbiamo una scarsa attenzione alle vittime dei reati. Ad esempio l'Italia è tra i pochi paesi avanzati che non ha ancora ratificato la convenzione europea per il risarcimento delle vittime di reati violenti che risale al 1983. Il Governo dovrebbe portarla presto in Parlamento. Affronteremo proprio oggi in Commissione una proposta a favore delle vittime della mafia. E sarebbe necessario dare più forza alla vittima nel processo penale».
C’è però un aspetto consolidato, culturale, di mancanza di rispetto delle vittime, dal momento della denuncia in avanti.
«Concordo. La cultura nazionale è intrisa di perdonismo e non considera il principio di responsabilità. Di qui viene anche l'assistenzialismo e il mancato rispetto del merito delle persone. La classe dirigente deve impegnarsi a trasmettere valori di responsabilità e rigore morale».
Sarkozy ha vinto le elezioni anche sul tema della sicurezza, proponendo il poliziotto di quartiere tanto caro a Berlusconi...
«Era una buona idea, ma si è tradotta in un manifesto propagandistico e non in una riforma».
Voi però quella proposta non l'avete mai fatta. La legalità non è un valore di sinistra?
«In verità la proposta fu avanzata dal ministro Bianco, nel duemila, mi pare. E sulla legalità le dico che è un grande valore democratico. Io sono un legalitario, ma mi hanno a volte accusato di essere "giustizialista" perché sono attento ai diritti delle vittime, e ai problemi della responsabilità individuale e della sicurezza dei cittadini. No, la sinistra della quale io faccio parte ha la legalità tra i suoi valori. Anche perché le vittime dei reati sono i più deboli, e una concezione perdonistica della sicurezza è profondamente sbagliata».
Tornando a Sarkozy e alle politiche di sicurezza della sinistra?
«Vede, il tema della destra è la sicurezza attraverso coercizione e discriminazione. Per la sinistra la sicurezza si realizza attraverso la prevenzione e l'integrazione. La destra usa il tema della paura. La sinistra fa leva sulla fiducia. Questa, detto in poche parole, è la differenza di fondo tra destra e sinistra su questi temi. Ma ai miei compagni dico questo: per il cittadino è importante non solo la sicurezza in sé, ma anche la percezione della sicurezza, vedere risultati. Su questo terreno dobbiamo fare di più».
Non le sembra che la destra parli esplicitamente di sicurezza, mentre la sinistra la prenda invece alla larga, dall'integrazione?
«Ha ragione. Ma l'integrazione è un presupposto della sicurezza, la ghettizzazione invece produce violenza e quindi insicurezza. Il caso della banlieu parigine è emblematico. Punire può essere necessario e va fatto. Ma non basta».
Ha ragione Mercedes Bresso a chiedere più poteri per le regioni in materia di sicurezza?
«Sulle maggiori competenze non sono d'accordo. Ma tra Stato, Regioni e Comuni è necessaria la collaborazione. Perché vede, dove c'è una cabina telefonica rotta, domani ci sarà una panchina divelta, e dopodomani un'auto bruciata. I sociologi lo chiamano "il principio della finestra rotta". Se in un quartiere prevale il degrado delle cose, saranno più probabili comportamenti teppistici o violenti. Al contrario se c'è cura anche per le periferie, è più probabile che le persone abbiano più rispetto per le cose e per gli altri. Allo stesso modo, se una famiglia disagiata è assistita, e meno probabile che i figli tengano comportamenti irregolari. Per queste ragioni ci deve essere integrazione tra politiche locali e nazionali».



 
< Prec.   Pros. >