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Corriere di Bologna - Attentati a Bologna Stampa E-mail
venerd́ 18 maggio 2007

Violante: «Reprimere, con durezza. Cominciarono così anche le Br»

«Bisogna intervenire subito con durezza sul piano repressivo perché anche le Br non cominciarono subito facendo gli omicidi. Tuttavia mi sembra che questi vogliano mandare messaggi più all'interno del mondo terroristico che al di fuori». Questa, in estrema sintesi, l'analisi dell'ex presidente della Camera, Luciano Violante, oggi presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, su quello che sta accandendo a Bologna.
Un'analisi che in parte rispecchia quella fatta dal presidente del Copaco, Claudio Scajola, che ieri ha affermato: «Forse, non tutti ricordano che nel 1971, una delle prime azioni portate a termine da quelle che allora venivano definite "fantomatiche Brigate Rosse" fu proprio un attentato incendiario ad alcuni autotreni della Pirelli». Per Violante, che da magistrato si è occupato di terrorismo, si colpisce Bologna perché «è una città simbolo della capacità di governo della sinistra».

Presidente Violante, l'altra notte sono state incendiate due automobili vicino alla casa del portavoce del sindaco Cofferati e il Pcc ha rivendicato l'azione. Qual è la sua valutazione su quello che sta accadendo a Bologna?
«Forse non si può parlare di terrorismo, ma di spezzoni di singol i microgruppi che stanno svolgendo un'attività intimidatoria e che cercano di proporsi sullo scenario politico. Resta però un segnale pericoloso e bisogna reagire con fermezza».
Può essere più esplicito?
«Vogliono testimoniare l'esistenza di un gruppo, vogliono ricordare che esistono. A che cosa poi mirino davvero è troppo presto per saperlo. Devo però dire che mi sembra un messaggio rivolto al mondo terroristico più che all'esterno. Si tratta di una gara a dimostrarsi più forti degli altri».
Cosa bisogna fare?
«Bisogna sicuramente intervenire subito con durezza sul piano repressivo ».
Il politologo Paolo Pombeni ritiene che Bologna rappresenti un obiettivo sensibile per il terrorismo. Pensa che abbia ragione?
«Certamente si tratta di una città simbolo, un luogo colpito dallo stragismo fascista e un posto dove la sinistra ha dimostrato le sue capacità di governare; Bologna è una città chiave per il centrosinistra ».
Fino ad oggi, però, la magistratura di Bologna, pur non escludendo rischi per le persone minacciate, ha mostrato grande cautela. Pensa che ci sia stata una sottovalutazione?
«Chi indaga ha più elementi di me, quella di Bologna è una Procura ben diretta e starei a quello che affermano loro. In ogni caso, bisogna sempre distinguere tra l'allarme per la sicurezza e l'allarme per i processi politici che vengono a determinarsi. Bisogna prestare attenzione alle possibili forme di reclutamento di questi gruppi. Anche le Br in fondo non hanno esordito con gli omicidi».
E sul piano politico cosa bisogna fare?
«Io penso che occorra occuparsi del malessere sociale diffuso che c'è. Bisogna stare attenti perché, anche se non sono in grado di interpretarlo, i fenomeni terroristici utilizzano questo malessere, vi si infilano dentro. Anche per questo è necessaria una particolare attenzione».
Olivio Romanini EX GIUDICE Luciano Violante, parlamentare ds. E stato presidente della Camera



 
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