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Corriere della Sera - Politica Stampa E-mail
luned́ 04 giugno 2007
Luciano Violante: è l'opposizione che logora le Istituzioni. Ma il governo ha problemi di indirizzo del Paese

 

Caso Visco, centrosinistra sul filo in Senato
Violante: l'opposizione logora le istituzioni
«Ma il governo ha problemi di indirizzo del Paese»
 
 
ROMA — A Luciano Violante «non passa neanche per l'anticamera del cervello» di staccare la spina a Prodi, come propone Fini per avviare un dialogo tra i poli, ma è pur vero che anche a parer suo il governo ormai è arrivato a un bivio: «Qui non si tratta di scamparla mercoledì al Senato, quando si affronterà il caso Visco. Ora Prodi e i leader del centrosinistra devono fare un punto serio sul grande vuoto che si è aperto tra il governo e il Paese. Lo abbiamo visto alle elezioni, lo tocchiamo con mano tutti giorni».
E così il presidente ds della commissione Affari costituzionali della Camera avanza una proposta netta: «Il centrosinistra deve aprire una fase nuova. E non sarebbe secondario iniziare con una forte riduzione dei ministri e dei sottosegretari e con l'inserimento nel Dpef di tre obiettivi concreti: avvio della riduzione delle tasse, sostegni alle famiglie povere, sicurezza». Perché, incalza Luciano Violante, «non possiamo parlare per due mesi di leadership del Partito democratico e non dire una sola parola a quelli che vivono con 700 euro al mese».
Tuttavia l'opposizione non farà sconti sul caso Visco: «Questo governo consuma le istituzioni», dice Giulio Tremonti.
«Il logorìo delle istituzioni è determinato dal tipo di conflitto permanente che c'è tra maggioranza e opposizione. Quando l'obiettivo principale del centrodestra è far cadere il governo e non proporre qualcosa di buono per il Paese, c'è una crisi della ragionevolezza. Quando Montezemolo fa una giusta critica alla partitocrazia e poi invita a votare per il referendum che invece potenzia la partitocrazia, c'è ancora irragionevolezza. E poi c'è il generale Speciale, sospettato di avere rapporti troppo stretti con il centrodestra: pare che saluti il capo dell'opposizione con l'espressione "Agli ordini! Come sempre". Voglio dire che la crisi riguarda tutti, non solo il centrosinistra. Nel '94 la sinistra pensò che la crisi riguardasse solo la Dc e il Psi e sbagliò gravemente. Invito i colleghi del centrodestra a non ripetere oggi l'errore che facemmo noi tredici anni fa».
Però, ora, sulla destituzione del comandante generale della Guardia di Finanza voluta dal governo, Berlusconi parla di «emergenza democratica» e vuole andare al Quirinale a chiedere spiegazioni.
«Casini dice di non essere d'accordo. Quindi mi sembra che nel centrodestra non siano così compatti sul merito delle cose da fare: Fini spiega che bisogna fare un nuovo governo, Bossi invece vuole votare subito...».
Il presidente della Repubblica afferma che non vuole essere coinvolto. Eppure Giorgio Napolitano, ribatte Fini, è pur sempre il capo delle forze armate.
«Il Capo dello Stato ha detto che la sua porta è sempre aperta. Se riterrà che esiste un profilo di sua competenza, interverrà. Essere capo delle forze armate, tuttavia, non significa nominare i capi delle forze armate».
Il generale Roberto Speciale accusa: «Sono stato cacciato al di fuori di ogni regola giuridica. Se faccio ricorso, vinco alla grande ». Sarà il Tar a sbrogliare questa vicenda?
«Io non voglio criticare Speciale. Ma anche qui si vede il processo di sgretolamento del sistema istituzionale: la giustizia amministrativa rischia di decidere sul presidente della Cassazione, sulla composizione del consiglio di amministrazione della Rai e ora pure sul comandante generale della Finanza. A questo punto tutta la politica deve domandarsi: "Dov'è il timone del Paese?"».
Presidente, è normale che un governo cacci così brutalmente il capo di un corpo militare?
«Vorrei aspettare di ascoltare cosa dirà il governo e di vedere il "dossier Visco". Oggi qualunque valutazione sarebbe parziale perché si sa quello che ha raccontato il generale Speciale ma non si conoscono gli argomenti del viceministro Visco. È la prima volta che un politico è più riservato di un generale. In ogni caso, nel momento in cui un governo si rendesse conto che il responsabile di un corpo militare ha commesso errori gravi, o atti che ledono il rapporto di fiducia istituzionale, è suo dovere dimetterlo. Se è accaduto questo è giusto rimuoverlo, altrimenti sarebbe un abuso».
E Visco? Si è comportato davvero in maniera legittima e trasparente oppure in questa vicenda, che pur sempre riapre la ferita della mancata scalata di Unipol alla Bnl, è stato commesso qualche errore di troppo?
«Per quello che so, si è comportato in maniera legittima e trasparente anche perché ho letto da qualche parte che c'era il consenso del generale sui trasferimenti degli ufficiali della Guardia di Finanza».
Anche se sono rientrate le mozioni di Di Pietro e degli altri esponenti della maggioranza che chiedevano il ritiro della delega sulla Finanza a Visco, mercoledì in Senato il governo rischia un pericoloso scivolone?
«Il governo deve riferire perché il Paese ha diritto di sapere la verità. Tuttavia, il governo non ha solo problemi di numeri ma anche di omogeneità e di capacità di indirizzo del Paese».
Come se ne esce se il governo «va sotto»: elezioni subito, larghe intese, governo tecnico?
«Anche se il governo dovesse "andare sopra", serve un fase nuova. Dobbiamo agire con senso di responsabilità nazionale. Nel Paese c'è dissenso e smarrimento. Lo stesso processo di costruzione di Partito democratico viene ad essere incrinato da questa situazione. Se le cose stanno così, il problema non è scamparla al Senato. Ci vuole qualcosa di nuovo: ridurre fortemente il numero dei ministri e dei sottosegretari non è risolutivo, ma darebbe il segno che si è colto un problema».
Intanto Prodi raccoglie fischi e contestazioni. Questo non la preoccupa?
«Sono stati fischi organizzati. Devono preoccuparci il dissenso silenzioso, le domande mute dei nostri elettori».
Gianfranco Fini azzarda: «Staccare la spina a Prodi e poi avviare il dialogo sul governo». E' una strada praticabile?
«No. Prodi è stato scelto in una libera consultazione democratica e ha vinto le elezioni. Dico solo che tutti noi dobbiamo affrontare la verità e agire con senso di responsabilità nazionale».
Sembrerebbe che Visco, il viceministro identificato con le tasse, non sia stato difeso pubblicamente dai colleghi di governo. È così?
«A Visco, che è un mio carissimo amico, ho manifestato piena solidarietà. Lui è un uomo brusco, sobrio e rigoroso: la durezza fa parte del suo carattere e determina, forse, una certa distanza tra lui e gli altri. Ma io le considero qualità non difetti, in questo mondo di finte amicizie».
Dino Martirano
04 giugno 2007

 

 

 


 

 

 
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