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La Stampa - Posta, Risposta Stampa E-mail
marted́ 03 luglio 2007
Dalla rubrica di Lucia Annunziata "Posta, Risposta":  Violante e la democrazia che sa decidere

Finalmente un politico da rispettare. L’onorevole Violante per cui mi onoro di aver votato non ha tradito la mia fiducia e ha annunciato che se ne va dal Parlamento. Qualcuno che sa mettere un limite al proprio destino, ai propri appetiti e ai propri privilegi è esattamente quello che ci serve. Ho letto per altro che anche l’onorevole Tabacci farà la stessa cosa. Che sia cominciata la fuga dalle istituzioni?
Edoardo Pittella

Vero. Luciano Violante dà un segnale di cambiamento che onora la sua intelligenza: è abbastanza evidente a tutti che prendere decisioni sulla propria vita è infinitamente meglio che essere spinti dagli eventi. Da persona di esperienza qual è, Violante sceglie una soluzione sofisticata per la sua uscita, che c’entra poco e nulla con il populismo corrente - dice - contro la politica, ma che al tempo stesso gliene fa evitare le secche. Nell’intervista a «Libero» si muove su questa doppia linea di rifiuto e di continuità. Invece di coprire le istituzioni (cui tanto a lungo è appartenuto) con il sale della critica, le difende: «Sono un parlamentarista convinto, ritengo che il Parlamento debba anche sollecitare il governo, chiedendo correzioni quando è il caso». Persino nei tempi della decisione - «l’ho deciso due anni fa» - sta attento a non sembrare uno che si piega all’attuale ondata di critiche alla politica: «A me piace lavorare. Un parlamentare serio lavora 11-12 ore al giorno. Alle otto e dieci io sono qui in ufficio e esco la sera alle otto e mezza-nove. L’idea del parlamentare che non fa nulla è una sciocchezza». Ma se l’addio non dà strumenti ulteriori all’antipolitica - ed è bene che sia così, visto che Violante è anche ex presidente della Camera - la presa di distanza è netta: «Tutte le istituzioni stanno attraversando una crisi, perché i loro tempi non coincidono con quelli della vita dei cittadini. Dobbiamo competere con Paesi che hanno un sistema decisionale più veloce del nostro. Le riforme che stiamo facendo servono a renderci più capaci di decidere velocemente. Io ho usato l’espressione “democrazia decidente”, perché se una democrazia non decide non è più tale». «Serve riformare il sistema... La democrazia sarà a rischio se non riusciremo a riformare le istituzioni per metterle a passo con i tempi». Una domanda è obbligatoria a questo punto: quel «non decide» è formalmente attribuito alla democrazia, ma la democrazia non è fatta forse di persone reali? Se la crisi delle istituzioni è quella che lui descrive non sarà risolta da un’ondata di fango o di crollo di consensi. Quali sono le persone, le cariche, i ruoli, le inadeguatezze, che le gravano a fondo? Forza Violante, ora che ha deciso di continuare a fare politica svincolato dagli obblighi istituzionali, si faccia avanti. Ci spieghi con sempre migliore chiarezza cosa va e cosa non va in questo sistema. Il cambiamento ne dipende anche dal livello di sincerità che metteranno in campo tutti i suoi appartenenti.

Lucia Annunziata 

 

 


 
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