Pdl Norme in materia di conflitti di interesse -replica Stampa E-mail
martedì 15 maggio 2007
Discussione generale - Replica del relatore
Intervento in Aula
15-05-2007
Pdl Norme in materia di conflitti di interesse - Discussione generale - Replica del relatore
Luciano Violante, relatore

AC 1318-A

Signor Presidente, innanzitutto ringrazio i colleghi che sono intervenuti e colgo l'occasione per ringraziare in maniera non formale il sottosegretario Naccarato, per il modo attento, prudente e competente con il quale ha seguito i lavori della Commissione; anche il suo intervento di stamattina, non formale, ma seriamente di merito, è la conferma di questo atteggiamento del Governo nei confronti della materia.
Sono stati svolti numerosi rilievi nel corso della giornata. Il relatore è tenuto a tenerne conto e lo farà nel corso dei lavori successivi. Naturalmente leggerò tutti gli emendamenti insieme agli altri membri della Commissione: vedremo in che termini e in quali punti il testo può essere corretto.
Mi sarei aspettato una risposta da parte dei colleghi che hanno criticato l'istituzione dell'autorità su un punto che ho posto: se, cioè, rispondesse ad un meccanismo democratico un regolatore unico tanto per il mercato quanto per la politica. Questo è il punto sul quale avrei chiesto un chiarimento e credo che lo avremo nel corso del dibattito. La Commissione, in sostanza, non ha nulla in contrario a lasciare all'Antitrust tali competenze. Si tratta di capire, però, se vada bene lo stesso regolatore tanto per il mercato quanto per lo Stato: questo è un punto delicato sul quale credo sia utile continuare a riflettere.
Devo poi sottolineare, in relazione ad alcune osservazioni del presidente Bruno, che lo scopo di questo tipo di legislazione non è impedire - e se così fosse andrebbe rivisto - ma favorire la partecipazione di personalità che si sono misurate sul mercato a partecipare alle responsabilità pubbliche; proprio perché ciò avvenga, però, è necessario che vi sia - come avviene dappertutto - una separazione tra interessi privati e funzione pubblica; ma finché la separazione non c'è è inevitabile che queste persone portino con sé un elemento di conflitto di interessi - come si dice dovunque - che rende più debole la loro collocazione politica.
La proposta di legge in esame, quindi, favorisce la partecipazione, tant'è che si presenta in tutti quei paesi in cui il problema si è posto e in cui soggetti che si sono misurati sul mercato intendano poi partecipare al governo del Paese o al governo di enti locali e così via. Non si tratta, quindi, di un rischio di impoverimento, ma quel che si vuole fare è proprio il contrario.
Devo poi dire, a proposito di una seconda osservazione importante del presidente Bruno, che il trust non è scelto dall'autorità, ma dalla carica di governo, d'intesa con l'autorità. Comunque, percepisco il senso di alcune considerazioni anche in relazione agli interventi effettuati dagli altri colleghi. Mi chiedo, ad esempio, se non dovremmo rivalutare il rapporto tra l'articolo 11, sulle due tipologie di incompatibilità, e l'articolo 12, sulla separazione degli interessi: è stato osservato, infatti, nel corso degli interventi di alcuni colleghi del gruppo Italia dei Valori e di altri, se non ci debba essere omogeneità di trattamento, perché non si spiegherebbe una differenza tra i casi previsti dall'articolo 12 e quelli previsti dall'articolo 11.
Il collega Marone ha fissato un punto di particolare rilievo quando ha detto che il sistema dei conflitti nel nostro ordinamento è sempre preventivo e che la legge Frattini, sostanzialmente, evade a questo tipo di principio e rappresenta un'eccezione: valuteremo anche questo. Sia l'organismo del Consiglio d'Europa, sia l'OCSE, sia tutti coloro i quali si sono pronunciati a livello internazionale sul conflitto di interessi hanno, comunque, posto in rilievo la necessità che si tratti di un intervento preventivo e non successivo.
In relazione a ciò, permettetemi di anticipare un argomento, puntualizzando alcune questioni. Innanzitutto, dobbiamo tener conto dei rilievi mossi dalle due autorità? La legge ne tiene conto, perché afferma che la legge Frattini non è operante per 19 rilievi che sono stati fatti.
In secondo luogo, deve verificarsi un'altra volta che un ministro delle infrastrutture sia contemporaneamente titolare di una grossa società di grandi lavori e che poi passi tale società alla moglie e alle figlie, perché ciò è compatibile con l'ordinamento democratico? Deve verificarsi ancora una volta che un ministro avvantaggi considerevolmente il patrimonio di un altro componente del Governo, cosa verificatasi nella scorsa legislatura e denunciata dall'Autorità? Sono cose che rientrano...  La legge serve a risolvere questo tipo di problemi e quanto al trust - la ringrazio presidente Bruno per l'interruzione - il progetto della XIII legislatura lo prevedeva in forma persino più severa di quella ora proposta, che è più meditata. Il predetto progetto, inoltre, fu votato all'unanimità e molti colleghi che siedono oggi in quest'aula votarono quel testo.
Al Senato - ricordo l'intervento dei colleghi La Loggia e D'Onofrio - si ritenne che le proposte del Senato non andassero bene e che invece dovesse essere approvato il testo della Camera. Un collega della Lega presentò addirittura emendamenti correttivi al testo presentato dalla maggioranza al Senato, che ripristinavano il testo della Camera.
Non si può dire quindi, come ha sostenuto il collega Cicchitto in un intervento molto animato, che il blind trust è un mostro, perché - lo ripeto - esso fu votato all'unanimità e al Senato i colleghi dell'attuale opposizione riproposero il testo approvato alla Camera, ritenendolo buono. Si può, quindi, discutere di tutto, ma non si può dire che il blind trust sia una soluzione così pregiudiziale e del tutto sbagliata, un mostro, come si è detto.
Intendo, inoltre, precisare una questione: consiglio a tutti di guardare con maggior attenzione l'intervento del professor Mattarella sul tema, che è stato richiamato, a mio avviso, in termini non corretti.
In relazione a quello che qui si è detto, non vogliamo fare la lezione a nessuno, come ha affermato il collega Cicchitto. Scusate se tocco questo argomento non particolarmente nobile, ma non vogliamo fare la lezione a nessuno. Una volta che le Autorità indipendenti hanno mosso rilievi pesanti sulla efficacia della legge in vigore e una volta che si sono verificati episodi gravi sotto il vigore di questa legge, ai quali la stessa non poneva rimedio, il fatto che la maggioranza e il Governo si pongano il problema di come affrontare queste situazioni fa parte dei loro doveri specifici e credo che questo debba essere accolto da tutti.
Sulla questione della eleggibilità, posta da alcuni colleghi, voglio affermare con chiarezza che essa riguarda i membri del Parlamento e non quelli del Governo. Ho già sostenuto in Commissione che, quando vengono presentate proposte di legge - il collega Russo ha presentato una proposta di legge su questa materia - sarà compito della Commissione prenderle in esame nel più breve tempo possibile. Lo faremo, ma, ripeto, è una questione che riguarda altra materia, essendo chiaro che i membri del Governo possono anche non essere parlamentari. Il problema della eleggibilità è una questione del tutto diversa dal conflitto di interessi.
Il collega Borghesi, inoltre, si chiedeva per quale motivo una persona condannata con sentenza definitiva possa accedere al Parlamento e non a cariche amministrative. Questo fa parte della storia delle democrazie europee. Il fatto che in Parlamento potessero accedere anche persone condannate storicamente nasce come una forma di tutela delle minoranze in Europa e di separazione tra potere politico e potere giudiziario. Essendo allora il potere giudiziario legato al sovrano, e quindi all'Esecutivo, il Parlamento si tutelava in questo modo. Oggi naturalmente la storia è del tutto diversa e bisogna distinguere tra reato e reato, ma il fatto che in Parlamento possano accedere coloro che non possono accedere a cariche di tipo diverso in altro tipo di organismi ha una ragione profondamente democratica, che si lega anche all'immunità parlamentare.
Anche il collega Adenti ha criticato il blind trust, però lo stesso collega Adenti e il partito al quale fa riferimento, con tutti i colleghi della maggioranza, hanno firmato un programma di Governo - mi pare che lo abbia citato oggi l'onorevole Boato, quando ha enunciato con grande chiarezza i punti del programma di Governo - che prevedeva specificamente il blind trust. A quel punto, essendo stato firmato, credo che sia un impegno per tutti.
Devo aggiungere che la governance societaria - cui ha fatto riferimento molto puntualmente il collega Adenti - purtroppo non prevede la distinzione tra proprietà e management, soprattutto non prevede la possibilità della separazione della proprietà dei beni dal titolare. Il problema è tutto qui: come si separa la gestione dei beni dal titolare. Mi pare che oggi l'unico strumento sia il blind trust, a meno che non si voglia modificare anche il codice civile, riscoprendo il mandato fiduciario, sia pure con modifiche, per stabilire che il proprietario non possa dare indirizzi al gestore su come deve amministrare e che il gestore non comunichi al proprietario cosa sta facendo. È questo il punto di fondo, perché se io, ministro o Presidente del Consiglio, so comunque come è fatto il mio patrimonio, che cosa sta facendo chi lo gestisce e dove è investito, è chiaro che il problema del conflitto di interessi si ripropone nella stessa maniera.
Il collega Cota ha fatto alcuni riferimenti che andranno ripresi, per esempio quando ha parlato dei piccoli imprenditori (come è noto, i piccoli imprenditori sono esclusi in base ad un emendamento del collega Bruno, che noi accogliemmo accanto ad altri 29, se non ricordo male, emendamenti dell'opposizione).
Quanto all'istituzione di un organismo parlamentare, di una Commissione parlamentare (è una proposta anche di Forza Italia), francamente ho davvero dubbi che una Commissione parlamentare possa intervenire sulla materia, perché si politicizzerebbe eccessivamente la questione. Spetterà, naturalmente, al Parlamento presentare ad un certo punto - se lo riterrà - la mozione di sfiducia.
Sulla questione che molti hanno posto, onorevole Presidente, della decadenza, rifletteremo ancora, però è un problema molto delicato, quello della possibilità che essa derivi dall'incompatibilità (essendo la carica di ministro frutto di un'intesa tra Presidente del Consiglio e Capo dello Stato, con firma di un provvedimento). Alcuni costituzionalisti lo escludono, altri lo ammettono. Discuteremo anche di ciò, naturalmente.
Il collega Bondi ha fatto una serie di riferimenti che sintetizzo brevemente: ha parlato della necessità di ascoltare le ragioni degli avversari. Sono del tutto d'accordo su ciò: l'avremmo gradito anche noi nella scorsa legislatura, tanto sulla legge Frattini, quanto sulla riforma costituzionale e sulla riforma elettorale. Ciò non vuol dire che dobbiamo ripetere gli errori che ha fatto il centrodestra nella scorsa legislatura: siamo assolutamente disponibili a discutere insieme. Naturalmente, lo scopo deve essere arrivare ad un provvedimento funzionale ed efficiente, non come la legge Frattini.
Il collega Biondi ha trattato altri argomenti, più politici, ma il tempo non mi consente di affrontarli.
Il collega Licandro ha parlato di decadenza e sul punto rimando a quanto ho già esposto.
Infine, Presidente, sarà compito della Commissione e del relatore - naturalmente con l'aiuto della Commissione - valutare insieme tutte le proposte di correzione. L'onorevole Del Bue si è stupito che stamattina io abbia detto che siamo disponibili a correggere il testo, ma se il dibattito dell'Assemblea serve a qualcosa, la sua finalità è proprio quella di correggere un testo che la Commissione presenta. Credo che il tipo di discussione che si è svolta oggi e gli emendamenti presentati ci consentano di affrontare, forse meglio di quanto non sia stato fatto finora, il problema del conflitto di interessi.
Ciò che, in ogni caso, deve essere chiaro è che l'intendimento della maggioranza è di pervenire alla formulazione di un testo non punitivo per alcuno, ma che sia davvero efficace in ordine alla separazione fra interessi privati e funzioni pubbliche.

 

 

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