Seminario Gruppo Deputati Ulivo -Le riforme costituzionali possibili Stampa E-mail
martedì 11 settembre 2007
Nel seminario che  tenemmo giusto un anno fa indicammo tre riforme prioritarie: la revisione del Titolo V della Costituzione, il conflitto di interessi e gli interventi per modernizzare il sistema parlamentare.


Sulla revisione del Titolo V, la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha condotto insieme alla omologa commissione del Senato una complessa indagine conoscitiva che ci ha dato gli elementi essenziali per la riforma. Approveremo nei prossimi giorni la relazione finale e poi passeremo all’esame del testo.
La riforma del conflitto di interessi è già in Aula. Si è svolta la discussione generale e quella sull’articolo 1. Riprenderemo con il voto sugli emendamenti nelle prossime settimane.
Ora stiamo lavorando agli interventi per la modernizzazione. Questo termine, un po’ abusato, in materia istituzionale vuol dire procedure semplici e decisioni veloci, nel rispetto, naturalmente, dei principi di rappresentanza e di pluralismo.  
Il sistema originario, quello di cui oggi ancora disponiamo,  era fondato sulla mancanza di alternanza al governo del Paese, sul primato dello Stato nazionale e sulla centralità della legge. Oggi c’è l’alternanza, le decisioni degli Stati nazionali sono inserite entro un sistema globale, è centrale, rispetto alla legge, la decisione esecutiva.
Occorre adeguare le regole al mutato contesto politico-istituzionale.
Sono stati nominati due relatori, l’on. Sesa Amici dell’Ulivo e l’on. Italo Bocchino di AN. I due deputati hanno presentato un testo base di quindici articoli. I punti fondamentali sono la riduzione del numero dei parlamentari, un rafforzamento dei poteri del presidente del consiglio (può chiedere al Capo dello Stato la revoca dei ministri e alle Camere il voto a data fissa di provvedimenti del governo), la velocizzazione del procedimento legislativo, la differenziazione delle funzioni delle Camere.

Su questo testo, dopo alcuni giorni di discussione, il centro destra, per bocca del presidente Donato Bruno (FI), premessa la differenza di opinioni della sua coalizione su alcuni punti rilevanti della riforma, ha chiesto di riprendere la discussione dopo la pausa estiva (si era al 31 luglio). Si è svolta una discussione sul merito delle proposte all’esito della quale, come presidente della Commissione,  ho chiesto di ritirare tutti gli emendamenti, ho fissato un nuovo termine per nuovi emendamenti al 19 settembre ed ho annunciato che dal 25  settembre sarebbero iniziate le votazioni per concluderle entro lo stesso mese. Su questa tempistica si sono detti tutti d’accordo.
Ho quindi indicato, sulla base della discussione svolta, 15 punti che raccoglievano un consenso generale o, su singoli punti, assai ampio.

Si tratta delle seguenti proposte: 1) riduzione a cinquecento del numero dei deputati; 2) riduzione orientativa, in relazione alla composizione, a duecentocinquanta del numero dei senatori; 3) per gli eletti all'estero, valutare la loro appartenenza ad una o ad entrambe le Camere, in relazione alle funzioni attribuite a ciascuna di esse, e alla legge elettorale; 4) elettorato attivo e passivo al Senato e alla Camera a diciotto anni di età; 5) differenziazione delle funzioni delle Camere con attribuzione alla sola Camera del potere di dare e togliere la fiducia; 6) le funzioni legislative devono essere semplificate, di modo che il superamento del bicameralismo paritario non comporti aggravamenti del procedimento legislativo; 7) potenziamento della sede redigente; 8) il Senato federale deve essere rappresentativo delle realtà regionali e locali e non deve essere pregiudicata la sua autorevolezza istituzionale; 9) impegno per l'esatta ed inequivoca definizione delle materie per le quali è previsto un procedimento legislativo bicamerale; 10) potere del Presidente della Repubblica di nomina e revoca dei ministri su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri; 11) il Senato deve essere sempre in grado di richiamare i provvedimenti di competenza della Camera, che mantiene il voto finale secondo le modalità previste dalla Costituzione; 12) è disciplinato il ricorso ai decreti-legge; 13) il Governo può chiedere, secondo le modalità indicate dai regolamenti parlamentari, che un disegno di legge sia votato entro un termine determinato; 14) si dovrà discutere dell'ammissibilità della sfiducia costruttiva; 15) la riforma dell'articolo 117 della Costituzione farà parte di una distinta proposta di legge.

Non mi nascondo che esiste uno stretto rapporto tra riforma costituzionale e riforma elettorale, per cui sarebbe stato opportuno esaminare insieme i due temi. Ma, come è noto, per le intese tra i presidenti delle camere,  la legge elettorale sarebbe stata esaminata prima dal Senato e le riforme costituzionali prima dalla Camera.
In ogni caso l’interdipendenza tra le due materie è in particolare connessa alla riduzione del numero dei parlamentari e alla struttura del Senato.
Occorre calcolare che la riduzione prevista del numero dei parlamentari fa scattare una sorta di clausola implicita di sbarramento, rispetto ad oggi, pari a circa 2,5/3% . Inoltre, se parte del Senato sarà di elezione diretta (parte  verrebbe eletta dai Consigli regionali e dai Consigli delle autonomie), questa parte potrebbe essere eletta con sistema proporzionale puro visto che il Senato non darebbe più la fiducia, che resterebbe prerogativa della sola Camera, come in tutti i Paesi con regime parlamentare bicamerale.
In ogni caso le alternative in materia elettorale sono tre: a) premio di maggioranza; b) clausola di sbarramento; c) collegio uninominale.  Esprimo una forte contrarietà al premio di maggioranza che costringe le coalizioni a coinvolgere tutto e tutti pur di avere quel voto in  più che farebbe scattare il premio di maggioranza. Il risultato sono alleanze eterogenee che non assicurano la coerenza delle decisioni, né la loro rapidità. La clausola di sbarramento, di per sé, farebbe nascere un terzo polo. Forse la cosa migliore, esprimo un’opinione del tutto personale, potrebbe essere tornare alla legge Mattarella, con alcune modifiche dettate dall’esperienza ( elevare la quota proporzionale e cancellare lo scorporo).

In queste ore si è aperto un  conflitto tra CdL e governo relativo alla RAI, che rischia di  bloccare il concorso dell’opposizione alla realizzazione delle riforme. Ferma la necessità, in tutti i casi, che il potere politico venga esercitato con prudenza, non credo che ci si possa bloccare, limitatamente alle riforme che trovano maggiore condivisione nel Paese. Non mi riferisco certamente alla legge elettorale, né al nuovo riparto di competenza tra Stato e Regioni, che esigono davvero un consenso più ampio della maggioranza di governo. Mi riferisco invece a quelle affrontate dal testo Amici- Bocchino, che sono prive di qualsiasi carattere di parte e che rispondono ad esigenze unanimemente sentite in tutto il Paese. Chi governa ha una responsabilità nei confronti dell’intero Paese e l’intero Paese sta chiedendo, oltre alla maggiore compattezza, maggiore capacità di decidere. La compattezza non si guadagna con le regole formali, ma la capacità di decidere può certamente essere favorita da un sistema più moderno.   

Sintesi dell'intervento di Luciano Violante 
Seminario Gruppo Deputati Ulivo -Le riforme costituzionali possibili

Frascati 11 settembre 2007

 
< Prec.   Pros. >