IL SOLE 24 ORE 15/03/2004 - Provvedimenti disciplinari dei magistrati Stampa E-mail
luned́ 15 marzo 2004
Testo :
L'idea è in qualche modo rivoluzionaria: affidare la competenza sui provvedimenti disciplinari dei magistrati non alle toghe ma a un organismo "esterno" al Csm, libero da condizionamenti e favoritismi. Abbastanza per smuovere le acque del dibattito sulla riforma della giustizia e raccogliere consensi tra gli addetti ai lavori. A proporla, l'estate scorsa, l'ex magistrato Luciano Violante, oggi capogruppo dei Ds alla Camera.

Presidente Violante, come nasce la sua proposta: delusione per í risultati del Csm o dubbi sull'attuale procedura disciplinare?
Sul numero dei provvedimenti disciplinari è difficile dare un giudizio, perché manca un valido termine di riferimento, mentre non mi risulta che la procedura sia poco garantista. La mia idea prende, invece, spunto da una constatazione: dobbiamo rivedere completamente la questione della responsabilità disciplinare nell'ambito delle strutture giudiziarie, che ormai sono sotto l'occhio critico dell'opinione pubblica. Si tratta di portare all'esterno del Csm questa competenza, per eliminare anche solo il sospetto di un'intesa tra giudicante e giudicato. Questa esigenza riguarda la magistratura e la giustizia in genere, settori dove i cittadini rilevano spesso eccessi di partigianeria.

Una sorta di outsourcing i provvedimenti disciplinari...
Punto alla creazione di una specie di Alta corte disciplinare, posta al di fuori del circuito classico ministero-Csm, e composta, per esempio, da ex giudici della Corte costituzionale, accademici di spicco 0 avvocati di fama che abbiano lasciato la professione. Il loro incarico dovrebbe essere di lunga durata e la nomina essere affidata ai presidenti della Repubblica, della Came ra e del Senato, in modo da garantire un alto profilo istituzionale.

La partigianeria della giustizia interessa anche gli avvocati?
Certo. Per questo, la corte disciplinare dovrebbe avere competenza anche sull'Avvocatura. Io non metto in dubbio la qualità delle loro verifiche deontologiche, ma la cattiva qualità del processo dipende anche da questa categoria, messa in crisi da uno sviluppo esponenziale. La crescente centralità della difesa e l'incremento dei suoi poteri impone un sistema di responsabilità adeguato, equivalente a quello dei magistrati ed egualmente "esterno" alla categoria.

La riapertura del dialogo tra politica e magistratura potrebbe favorire una convergenza su questa proposta?
Spero di sì, anche se è difficile. Almeno, però, si inizia a parlarne. A questa maggioranza manca però la necessaria visione strategica per riforme istituzionali come queste.




 
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