L'UNITĀ 16/06/2002 L'opposizione c'č e in Parlamento si vede Stampa E-mail
domenica 16 giugno 2002
Testo :
ROMA - C'è una prima domanda che le rivolgo volentieri: quale è, nella sua valutazione di oggi, il rapporto fra il giornale e il gruppo parlamentare? Dico "il gruppo" specificatamente, perché ne è il presidente e poi perché il gruppo, presumibilmente, esprime un ventaglio di posizioni dei Ds.
«Ciascun gruppo parlamentare vorrebbe che il giornale più vicino alle sue idee fornisse la massima e più minuziosa informazione sul suo lavoro. Ma capisco che non è fattibile.
L'Unità ha seguito molto bene la legge Finanziaria dello scorso anno. Vi chiediamo di fare lo stesso per quest'anno. E vi chiediamo di darci spazio sul DPEF che è il piano economico per i prossimi quattro anni, fino alle elezioni. L'immigrazione e la procreazione sono state seguite bene e vi ringraziamo.
Le defaillances, invece, sono nella quotidianità, nel giorno per giorno. Forse è un problema di tutti i quotidiani; ma se riusciste a riempire, anche parzialmente questo vuoto, vi saremmo davvero grati, tanto più che i nostri elettori sono molto interessati a ciò che avviene in Parlamento».

C'è, secondo lei, il rischio che l'elettore medio dell'Ulivo provi una delusione di fronte a quello che sta succedendo dopo i buoni risultati elettorali di domenica scorsa? Sintetizzando, penso ad un signore che era in Piazza Navona il giorno di Moretti, che era al Palavobis, che cercava dei motivi per tornare a votare Ulivo; tra Movimenti, Girotondi -cose che comunque sono servite - ha riacquistato un po' di entusiasmo e ha ridato fiducia al centrosinistra. Ha votato, è contento del fatto che il centrosinistra unito abbia vinto, ma il giorno dopo apre i giornali e legge che l'Ulivo non riesce neanche a mettersi d'accordo sulla riunione da tenere.
«Voglio partire dai fatti. Questo Ulivo, che alla Camera ha 100 voti in meno della maggioranza, ha sinora sconfitto la CdL per ben 11 volte. Cosa che non è mai accaduta nella scorsa legislatura all'opposizione di centrodestra, nonostante allora i voti di scarto fossero meno di 20. Al Senato, abbiamo fatto emergere più volte la non assidua partecipazione della maggioranza al voto.
Non è vero ciò che dice Silvio Berlusconi circa la produttività del governo e della maggioranza. Nel primo anno del governo Prodi il Parlamento approvò 110 leggi; nel primo anno di questo governo ne sono state approvate 63, poco più della metà. I grandi provvedimenti collegati alla scorsa legge finanziaria sono rimasti ancora a mezz'aria, dopo un anno. Abbiamo evidenziato il problema dei conti pubblici che è ormai noto in tutta Italia ed il nostro DPEF alternativo del 2001 si è dimostrato più serio di quello del governo, cifre del 2002 alla mano.
Ciò vuol dire, quindi, che l'opposizione del buon lavoro lo ha fatto. E i risultati elettorali lo confermano. Ora nessuno si pone più la domanda - che ci si è posti a volte anche legittimamente - se c'è opposizione, cosa stia facendo e così via.
Questi sono i fatti. Questo è il lavoro dei DS, dell'Ulivo e dell'intera opposizione in Parlamento. Ma di questo lavoro c'è poco sui mezzi di informazione e c'è la tendenza ad esasperare il contenuto e gli effetti di qualche dichiarazione. Capisco che la società dei mezzi di comunicazione è così, però i fatti sono notizie almeno quanto le parole. Certe dichiarazioni non aiutano, ma la recente polemica è stata chiusa dopo pochi giorni.
Voglio però cogliere l'occasione per chiarire questo dato: se l'opposizione sta facendo i! suo mestiere; come si pone la questione degli organismi di coordinamento ed indirizzo dell'Ulivo? La questione del governo ombra, portavoce unico, plurimo, eccetera, qual è? Penso che non abbiamo bisogno di coordinare la quotidianità ma di figure e di funzioni che ci aiutino a definire il programma e la composizione della coalizione che deve battere la destra nel 2006, nelle prossime elezioni politiche».

Ha ragione a sottolineare i fatti, ma non sottendono fatti anche le dichiarazioni? Per entrare nel merito: prendiamo la spaccatura che c'è sull'art.18 tra Margherita e Ds. E' legittimo che questa divisione possa esserci. Non sarebbe il caso di esplicitare queste differenze di valutazione in modo da dare la sensazione che si tratta di questioni serie e non legate al momento politico?
«Rutelli su Il Corriere ha detto con nettezza che l'art. 18 non si tocca. Tutto l'Ulivo, insieme, con Amato, Treu e Cesare Damiano ha scritto la Carta dei diritti dei lavoratori, che garantisce 'nuovi diritti a milioni di lavoratori, in gran parte giovani, che non possono usufruire dell'art. 18.
Il problema che lei pone in realtà, ha un retroterra, e cioè la divisione tra Cisl Uil da una parte e Cgil dall'altra, una divisione che passa attraverso l'Ulivo. Questa è la difficoltà di fronte alla quale ci troviamo. È una differenza non solo di metodo. Sono in giuoco i! ruolo del sindacato in Italia, la sua relazione con il governo e con la società, il rischio che diventi una sorta di agenzia del governo e che cessi la sua autonomia economica se dall'esercizio di funzioni svolte per conto del governo dovessero entrare nelle casse del sindacato risorse per centinaia di miliardi.
Distinguendo questioni sindacali da questioni politiche, noi, Ulivo, dobbiamo cercare di limitare al massimo la divisione al nostro interno e cercare di operare, perché si ricostruisca al più presto l'unità del mondo sindacale, presupposto indispensabile per la sconfitta della destra. In una coalizione ci possono essere punti di vista diversi e momenti segnati più dalla differenza che dalla convergenza. Lo sforzo che noi, come forza maggiore dell'opposizione, dobbiamo fare, deve essere sempre quello di riprendere le fila delle questioni e di riportarle su un piano di unità».

Berlusconi ha fatto una sorta di appello all'opposizione: "remiamo insieme". E Rutelli ha risposto: "stralciate l'articolo 18, siamo disponibili al dialogo". Cosa pensa di questa apertura di Rutelli? Crede che di fronte ad un governo cosi, di fronte alle cose che questo governo sta facendo, sia possibile un dialogo?
«In Parlamento il dialogo è quotidiano, è la natura stessa del Parlamento. Ma non c'è spazio per una posizione di dialogo pregiudiziale. Il Governo ha mentito ai cittadini sui conti pubblici; ci ha accusato di aver lasciato un buco inesistente; per porre rimedio ai suoi errori economici rischia di vendere beni che fanno parte della nostra identità di italiani; vuole controllare politicamente la magistratura; la sanità è allo sfascio; il federalismo è ancora al palo. Se avanzerà una proposta accettabile, come abbiamo sempre fatto, la prenderemo in considerazione. Ma le differenze non vanno annacquate. Non c'è partecipazione se non c'è mobilitazione; non c'è mobilitazione se non c'è politicizzazione; non c'è politiciziazione se non c'è un visibile confronto tra ben diversi punti di vista: questo è un insegnamento fondamentale della politica che non intendiamo smarrire».

Tra qualche giorno, il 20 giugno, ci sarà lo sciopero dei magistrati. È uno sciopero che, sappiamo, ha amareggiato molto il capo dello Stato. Qual è il suo punto di vista?
«Siamo tutti amareggiati per il tentativo di controllare politicamente i magistrati e di tornare a vecchie forme di cooptazione dei magistrati dall'alto che non risolvono i gravi problemi della selezione e qualificazione della magistratura, ma creano una condizione di subalternità dei giudici al potere politico che abbiamo già conosciuto nel passato. Sono presentate inoltre dalla maggioranza proposte di legge che sembrano rispondere a specifiche richieste che vengono dai capi del crimine organizzato. Sono stati scarcerati pericolosi killer, in Sicilia, pare a causa di un errore di calcolo. La Cassazione ha annullato la condanna all'ergastolo ad un bel gruppo di capimafia già condannati per la strage di Capaci. Bene ha fatto li Capo dello Stato a lanciare il suo monito. Ma il governo non lo ha raccolto, anzi.
Lo sciopero è un fatto sindacale, l'Associazione magistrati deciderà cosa fare e come fare. I cittadini sanno che se il loro giudice sarà controllato politicamente, da destra o da sinistra, non importa, le loro libertà ed i loro diritti dipenderanno non più dalla legge, ma dalle clientele politiche».

Rimanendo sul tema dell'uso politico che la maggioranza fa anche delle istituzioni. L'Unità ha sollevato in due riprese il problema del presidente della commissione Giustizia della Camera, Pecorella, che è l'avvocato di Berlusconi, e del vice presidente della commissione Giustizia, Mormino, il quale difende il figlio di Riina ed altri boss. Non è un problema che andrebbe posto in maniera forte anche dall'opposizione?
«Il parlamentare "qualunque" può benissimo fare l'avvocato e difendere chi vuole, rispondendo solo alla sua coscienza. Ma quando il parlamentare ha funzioni diverse, di direzione o di rappresentanza più generale, è chiaro che il problema dei suoi impegni professionali si pone in termini diversi. Se in questi casi difendo un imputato contro il quale lo Stato è costituito parte civile o se difendo una famiglia indiscutibilmente mafiosa, si pone un a grave questione che quei deputati-avvocati dovrebbero risolvere autonomamente e al più presto. Il sottosegretario Taormina che difendeva un imputato contro il quale lo Stato era costituito parte civile, dovette dimettersi. La funzione di presiedere una commissione parlamentare è più rilevante, spesso, delle funzioni di sottosegretario».

Tornando ai problemi della coalizione: lei diceva che governo ombra e portavoce servirebbero a definire il profilo strategico della coalizione. Non c'è il rischio che poi quello che viene percepito è la lite per le caselle da ricoprire, per esempio nel molo dei portavoce? E non le sembra che l'approccio al profilo strategico della coalizione dovrebbe partire da una discussione sui contenuti concreti?
«A mio avviso abbiamo bisogno, in tempi brevi, di un momento seminariale di tutti i quadri e i dirigenti dell'Ulivo (penso ai sindaci delle grandi città, agli assessori e ai presidenti delle regioni, ai gruppi dirigenti dei gruppi parlamentari e dei partiti) per definire la questione degli indirizzi strategici e delle coerenti forme organizzative. Dovremo definire la nostra idea dell'Italia e dell'Europa, Potremo invece definire il candidato alla futura presidenza del consiglio dopo le elezioni europee del 2004, dove si vota con il sistema proporzionale. Si vedrà la forza di ciascun partito. Alla luce di una somma di valutazioni si deciderà il leader.
Nei tempi più brevi potrebbe essere opportuno individuare, dopo il seminario di cui ho parlato, quattro o cinque autorevoli personalità, che si occupino delle grandi questioni: assetto istituzionale della Repubblica, politica estera, stato sociale, competitività civile ed economica, grandi infrastrutture. Si tratta dei temi che contrassegnano l'identità e il programma di una coalizione».

In questo primo anno di governo Berlusconi l'opposizione è stata costretta a reagire ad una serie di attacchi molto forti da parte del governo, penso alla legge sull'immigrazione, le rogatorie, l'art.18, eccetera; quali sono i temi, le iniziative, per cosi dire di attacco e non di semplice difesa, che l'opposizione può lanciare?
«Li indico rapidamente: sburocratizzazione della vita degli italiani; scuola-formazione-ricerca; competitività italiana fondata sulle coppie sviluppo-equità e libertà civili, sicurezza, riconversione del Mezzogiorno per farne il centro strategico dell'area Euromediterranea di libero scambio che dovrebbe attuarsi nel 2010».

Cosa ne pensa della proposta lanciata da Blair, Clinton e altri di costituire una Internazionale democratica?
«lo non credo all'indistinto democratico; credo nell'essere di quella particolare famiglia della democrazia che è il socialismo. lo voglio stare nel socialismo, perché credo in quel tipo di valori. Se ci può essere l'Internazionale democratica, benissimo, ci sia e l'Internazionale socialista può fare un'alleanza. Però rimangono due identità distinte. Ci sono democratici che credono normale la pena di morte e che credono sia normale non curare chi non riesce a pagarsi un'assicurazione sulle malattie. I socialdemocratici respingono la pena di morte e credono che essere curato è un diritto universale».

Usa il termine socialista e non riformista.
«Riformista è il metodo, socialista è il contenuto».


 
< Prec.   Pros. >